Il 4 marzo io ci sono, si parte.

Ritengo che questa legislatura – pur con tutti i suoi limiti – sia stata capace di ridare una dignità al Paese, di rimettere in moto l’economia e di riaffermare il valore e l’importanza di alcuni diritti civili che in Italia non erano ancora garantiti. Si poteva fare meglio? Certamente, si deve sempre aspirare a migliorare, ma mediare tra posizioni opposte, trovare la sintesi tra migliaia di istanze diverse e tutte legittime è molto complicato. Non c’è argomento, non c’è posizione che non abbia concezioni diverse, esigenze diverse e spesso inconciliabili tra loro. In democrazia occorre cercare il giusto equilibrio tra la difesa delle proprie idee e l’ascolto di quelle degli altri. Molte delle riforme varate devono avere bisogno di tempo per mostrare i propri effetti ed è altrettanto chiaro che alcuni risultati ottenuti come il PIL che torna a crescere, il tasso di disoccupazione che scende, sono insufficienti o addirittura inesistenti agli occhi di chi ancora vive materialmente e sulla propria pelle i grandi problemi generati dalla crisi economica. Ma tutto ciò ha un valore anche simbolico e ci dimostra che questo non è un Paese senza speranze e senza prospettive, ci dimostra che si può lavorare per migliorare le cose, smettere di lamentarsi e assumersi la responsabilità. Il 4 marzo io ci sono, si parte.

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